dic 15, 2009

La crisi italiana


di Paolo Sylos Labini
« In questi anni, la sinistra ha scoperto di essere sola: distante dalla sua base tradizionale, che pure la condiziona e la frena (e magari la abbandona al momento del voto), appannata nelle sue capacità propositive, largamente priva di quel potere di aggregazione del consenso e di quell'egemonia intellettuale di cui aveva goduto per decenni. "What is left?" si chiedeva un paio d'anni fa un convegno della sinistra europea, giocando sul doppio significato di quest'espressione che indica a un tempo "Che cos'è la sinistra?" e "Che cosa è rimasto?". Se è difficile formulare un interrogativo più appropriato, è pressoché impossibile trovare, in qualsiasi parte del mondo, una risposta adeguata. Non si esce da questa crisi con qualche artificio elettorale oppure inventando, per dir così, un candidato 'deus ex machina', per quanto degno, da opporre a Berlusconi. Occorre invece una sorta di purificatrice "discesa agli Inferi", come quella cui erano chiamati gli eroi omerici e virgiliani prima di compiere grandi imprese, una rivisitazione delle radici. È indispensabile prendere le proprie misure di fronte a un mondo che cambia. Per la sinistra, un simile, dolorosissimo processo di riscoperta implica fare i conti con Marx, un tempo divinizzato, oggi quasi dimenticato. Paolo Sylos Labini, uno tra i maggiori economisti italiani, non marxista ma un tempo "ben disposto" verso Marx, appartiene all'esiguo novero di coloro che hanno avuto il coraggio di affrontare una simile, difficile avventura. »