
Celebre è questa storiella, accaduta 22 anni fa in occasione delle elezioni del 1990. Un compagno iscritto all’allora PCI, nel tragitto tra la scuola, consueta sede del seggio elettorale, e la sezione del partito, incontra un amico che lo ferma e gli dice «Compagno, abbiamo perso». Dopo qualche parola tra sconfitti, il nostro compagno iscritto al PCI compie un altro passo e la storia si ripete: un altro elettore di Porto Azzurro lo ferma e gli dice «Caro compagno, abbiamo perso». Insomma, in quella breve passeggiata furono molte le persone che con la frase “Caro compagno, abbiamo perso” vollero mostrare la loro vicinanza al dolore di un’ennesima sconfitta elettorale. Ma al nostro compagno protagonista di questa storia, arrivato finalmente in sezione e informatosi sul numero effettivo di voti ottenuti, non tornavano i conti ed è così che disse: «Cari compagni, abbiamo perso. Ma com’è che abbiamo preso 350 voti e mi hanno fermato in 500 dicendomi “Caro compagno, abbiamo perso” ?» [ LEGGI ARTICOLO INTERO ]
Una nuova «offensiva». I tentativi nazionalcomunitaristi per un «fronte unico anticapitalista e antiamericano»
di Saverio Ferrari, fonte il manifesto, via controlacrisi.org

Presente il console generale, il 18 febbraio scorso a Milano, presso una sala di via Sansovino, si è svolta una conferenza dal titolo: «Il risveglio del Drago. Politiche e strategie della rinascita cinese». Fin qui nulla di strano. Tranne che ad organizzarla sia stata Eurasia, una rivista di studi geostrategici legata all’estrema destra, e che a presiederla vi fosse Claudio Mutti, ex dirigente di Giovane Europa, un’organizzazione neofascista degli anni Sessanta, sezione italiana di Jeune Europe. Mutti, oltre a dirigere Eurasia, è anche il fondatore di una delle principali case editrici di riferimento del radicalismo di destra, le Edizioni all’insegna del Veltro, nonché autore di Nazismo e Islam, un testo apologetico dei volontari bosniaci nelle SS. Convertitosi alla regione musulmana, Mutti ha anche assunto in onore dell’ex ufficiale delle SS, nonché criminale di guerra, Johann von Leers, riparato in Egitto, il suo stesso nome di copertura in arabo, Omar Amin. [ LEGGI ARTICOLO INTERO ]

PORTO AZZURRO. Quando sei candidato a consigliere nel tuo paese, quando credi che puoi vincere di 30 voti se tutti mantengono la promessa, quando però sei cosciente che protesti anche perdere di 150 voti perché nessuno mantiene ciò che ha promesso, quando ti guardi indietro e rifletti che hai fatto una campagna elettorale corretta, affrontando un comizio di chiusura pensando a illustrare i tuoi programmi, quando a tutto questo hai fatto precedere incontri e confronti, con membri della lista, forze politiche, sociali, da cui è scaturito un buon programma chiaro nei contenuti e negli indirizzi da realizzare, quando ti rendi conto di aver formato un gruppo compatto e preparato, quando arrivi al giorno delle elezioni e speri in una meritata sorpresa e ciò che ottieni è perdere di 198 voti, ci sono tre cose possibili da fare: accetti l’esilio, se te lo offrono, su un’isola dell’Atlantico; ti prendi due bottiglie di Sassicaia, se te le offrono, e te le scoli fino allo stordimento; ma nessuno lo farà e allora l’unica cosa che rimane è rinchiudersi in casa e staccare tutto, compreso il cervello (su questo si prega di evitare ironie: ho pur sempre perso). E una domanda ti rimbomba nella testa: «Perché abbiamo perso?» Risposte: «Gli stiamo sulle palle?», «Hanno paura che minacciamo lo sviluppo di Porto Azzurro?». [ LEGGI ARTICOLO INTERO ]

Che ne dicano lealisti, antagonisti e quelli che sì, «io sono di Sinistra», ma solo a parole, questi cinque anni di opposizione sono stati importanti sotto molti aspetti e meritavano un riconoscimento. Si faccia attenzione al fatto che l’opposizione non è solo quella politica, consiliare, ma è anche -e soprattutto- quella sociale e culturale. L’opposizione è un’idea, in contrasto con un’altra -generalmente prevalente ma non per questo la migliore-, che si concretizza in tanti modi diversi. E si noti anche che riconoscimento non significa per forza vittoria.
Rossi non si allarmi. Nessuno si sta pericolosamente autoconsolando.
Si tratta piuttosto di analizzare una realtà che solo apparentemente si mostra semplice, banale, finendo così per trarre in inganno chi è abituato a dargli un rapido sguardo e via. [ LEGGI ARTICOLO INTERO ]

Quando uno dice le sorprese! Dopo la cometa Cecchi -prossimo passaggio tra cinque anni, anche se non tutti gli astrofisici concordano- veniamo a conoscenza di un secondo giornalista specializzato in longonologia. E siccome la par condicio va rispettata, se il primo veniva da TENews, il secondo deve per forza uscire dalla galassia Elbareport.
Subito Simoni tira un sospiro di sollievo. Con quattro liste ce l’ha fatta, con cinque chissà. Magari la “continuità nel rinnovamento che rincorre la continuità” avrebbe cessato questo suo simpatico girotondo finendo con l’avvitarsi su se stessa. Invece siamo ancora qui, come dieci anni fa. Ma torniamo seri.
Nessuno di noi pretende che il giornalismo nostrano -che conosciamo bene- rasenti la perfezione, ma che venga rispettato il principio basilare che prima di scrivere ci si deve informare, quello sì. Tuttavia, come spesso accade, una cosa è la teoria e un’altra la pratica. [ LEGGI ARTICOLO INTERO ]

Citando ancora una volta -ma non l’ultima- Calamandrei concludiamo questa lunga stagione politica sottolineando l’importanza dell’informazione, anch’essa come l’aria che respiriamo, del cui valore ci si accorge solo quando -purtroppo- comincia a mancare. In fondo Libertà ed informazione sono legate a doppio filo. E questo è uno dei perché, dal 2006 ad oggi, passando attraverso il Muzemal fino ad arrivare ad Appunti Sociali, abbiamo scritto così tanto.
Il nostro è un paese strano. Invece di parlare si è abituato a mugugnare sommessamente e la capacità d’osservazione si è ristretta a poche cose essenziali: quando vanno abbastanza bene quelle, il resto quasi non conta.
Si è adagiato, adattandosi all’idea che c’è solo un’Amministrazione ed un solo modo di amministrare. Così ha passato gli ultimi dieci anni convincendosi che in fondo quello che vedeva non era poi male, e che i vari problemi che pian piano cercavano faticosamente di affiorare non fossero poi tali, spingendoli di nuovo sul fondo della coscienza ogni volta che facevano capolino. A ciò si è unita nel tempo una strana forma di rassegnazione. Quasi l’immutabilità del tutto fosse frutto del destino.
Ma non è così, non lo è mai stato. Il destino sono le scelte, le scelte sono le persone che le fanno. [ LEGGI ARTICOLO INTERO ]
Inviato da Aldo “Montunero“
1° MAGGIO DI LOTTA! L’ARTICOLO 18 NON SI TOCCA!

Questo Primo Maggio cade in una fase di inasprimento della crisi capitalistica mondiale, una crisi che ormai dura da cinque anni e che le banche, le imprese e i loro governi hanno scaricato sui lavoratori e le masse popolari. Nell’Unione europea il mantra di questa politica è il rigore e la crescita.
La politica del rigore imposta dalla trojka (Ue, Bce, Fmi) ai paesi europei ha avuto una doppia caratterizzazione: dal lato delle imprese e delle banche finanziamenti per migliaia di miliardi di euro (oltre 2.600 miliardi tra finanziamenti statali e della Bce); dal lato dei lavoratori e delle masse popolari tassazione indiretta e tagli lineari dei servizi sociali, scolastici, sanitari, previdenziali e dei trasporti attraverso processi di liberalizzazione e privatizzazione. Inoltre per garantire la continuità di queste politiche ed assicurare i finanziamenti alle banche e alle imprese la trojka ha chiesto ai governi europei l’inserimento nella legge fondamentale della norma sul pareggio di bilancio e del fiscal compact. In linea con questa tendenza il presidente della Bce, Mario Draghi, ha dichiarato morto il welfare europeo, mentre il Fmi lancia l’allarme sull’aumento dell’età media e sui costi insostenibili sanitari e previdenziali. [ LEGGI ARTICOLO INTERO ]
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