Porto Azzurro. Tra lealisti, dissidenti, oppositori e tigrotti.

In questi anni -dal Muzemal sino ad Appunti Sociali- abbiamo immaginato tante cose. Molte, la maggior parte ad essere sinceri, sono rimaste in forma di idea non dipendendo, la loro realizzazione, esclusivamente da noi.
Si potrebbe dire che ad immaginare son buoni tutti e che sostanzialmente a poco serve se poi le idee non si concretizzano. Ma non è proprio così. Immaginare è importante in quanto forma di pensiero che si rivolge verso un qualcosa. E se un po’ tutti avessimo, con passione, immaginato un paese diverso molto probabilmente col tempo l’avremmo anche creato.
Oggi Porto Azzurro è quello che vediamo, una fantastica facciata che prende vita solo per qualche mese mentre per il resto dorme un sonno senza sogni.
Ed è per questo che immaginare diventa importante, essendo l’espressione di un desiderio, offrendo l’opportunità di guardare a un possibile futuro, rappresentando la base per una spinta verso il cambiamento.
Alla fine, niente che non si sia prima immaginato può essere realizzabile.
Tra non molto ci saranno le elezioni. Ci stiamo arrivando quasi in silenzio, con poco trasporto, scarse informazioni ed una coscienza addormentata. Sembra a questo punto concreta l’esistenza della lista civica capitanata da Orsini, la “Pro Longone”. La conferma sarebbe da imputare addirittura a dei sondaggi telefonici. Pro Longone che sa tanto di Pro Patria (la storica società calcistica), motivo per il quale definiremo candidati e sostenitori della lista con il termine di tigrotti.
Quindi, riassumendo, abbiamo lealisti di centrodestra, dissidenti di centrodestra, oppositori di centrosinistra e tigrotti (teoricamente ancora di centrosinistra, ma non ci giurerei). Cosa questi abbiano immaginato, per Porto Azzurro, ancora non ci è dato di saperlo.
I lealisti tuttavia li conosciamo bene e non è poi così difficile fare previsioni. Il loro motto è “chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che perde ma non quel che trova”. A dire il vero la strada vecchia ha cominciato a stancare e tutto sommato quello che andremmo a perdere, come comunità (si escludono pertanto gli interessi personali dei singoli) non è che sia un gran che.
Uno dei problemi meno materiali -sebbene di estrema importanza- di cui ci siamo trovati a discutere e sul quale spesso ci è capitato di scrivere riguarda la cultura. Quasi mai promossa, talvolta ignorata come fosse un bene inutile.
La biblioteca comunale, poco sostenuta, scarsamente utilizzata, infine sfrattata e divenuta ambulante è un esempio tra tanti. A Longone c’è anche il Teatrino. Struttura restaurata con grandi premesse e poi di fatto dimenticata in un angolo.
Ma anche la cultura popolare, che si manifesta nelle tradizioni e con queste sopravvive, è andata pian piano affievolendosi nel tempo. E non si può pensare che una costosissima sfilata storica possa colmare il vuoto lasciato, soprattutto quando si rende così evidente la differenza tra uno show di pochi e la partecipazione di tanti. Gap che abbiamo avuto modo di sottolineare quest’anno, in occasione degli scorci di vita seicentesca -evento la cui capacità di coinvolgere si è rivelata di ben altra portata (oltre al costo assai più ridotto)-.
Altro aspetto tragico che caratterizza la vecchia strada è la promozione turistica, inconsistente e talvolta anche ridicola nella forma (parla il volantino della notte azzurra). Stagioni estive senza particolari eventi di rilievo – vale il “tiramo avanti così, che a Longone ci vengono lo stesso”- e lunghi inverni pieni di silenzio (le feste di quest’anno istigavano al suicidio).
Poi c’è la matassa di azioni e reazioni nella quale è rimasto imbrogliato il porto turistico (chissà se i pontili son sempre lì buttati in quel campo), privati che vanno e vengono, ipotetici commissari, tribunali che dicono una cosa e amministratori che ne fanno un’altra.
Intanto la Croce casca a pezzi, rimane monca per anni, poi qualcuno la sistema con un paio di funi, poi ne crolla un altro pezzo e si riparte da capo.
E che dire della gestione dei rifiuti, delle finte (dichiarate ma inesistenti) campagne per la differenziata, del divertente referendum sul ripristino dello scalo marittimo e di quell’incurabile allergia per tutto ciò che riguarda l’informazione.
Insomma, senza portarla per le lunghe, la vecchia strada è un po’ questa e bisogna essere particolarmente cocciuti nel rifiutare quantomeno l’ipotesi che si possa fare di meglio. Serve però un’alternativa.
Gli oppositori di centrosinistra (in sostanza il PD e qualche scheggia di SEL) hanno svolto degnamente il loro compito. In fondo non è che potessero fare più di tanto contro lo strapotere lealista. Idee e principi sono buoni ma pagano la mancanza di una base che li abbia fatti propri. Sul perché non si sia formato, in questi anni, un movimento di opinione consistente si è discusso estesamente. E se da una parte è pur vero che, politicamente, si poteva fare di più, dall’altra è innegabile l’anergia della cittadinanza, l’incapacità di riconoscere le problematiche come tali e di reagire di conseguenza. Testardaggine, personalismo, pregiudizi, cameratismo e indifferenza rendono il terreno particolarmente ostile e di regola può crescerci solo quello che c’è sempre cresciuto. Ciò non significa che si debba rinunciare a coltivare qualcosa di nuovo, significa solo che si deve scavare più a fondo, che ci si deve impegnare maggiormente. E questo è forse il vero tallone di Achille degli oppositori.
Anche sui tigrotti si può spendere qualche parola. Se, come sembra, il candidato sindaco è l’attuale Coordinatore del comitato per il Comune Unico viene da chiedersi come si possano coniugare da una parte un processo il cui fine ultimo è quello di cancellare il Comune di Porto Azzurro e dall’altra quello di amministralo.
Nel nostro piccolo abbiamo spesso espresso la necessità di un cambio di rotta, di lasciarsi alle spalle la vecchia politica di ispirazione monarchica che ha dominato questi ultimi anni. Ma quando si programma una rivoluzione -perché di questo si tratta sia sul piano sia politico che culturale- si deve poter credere che questa trasformazione possa durare nel tempo.
Amministrare un Comune e contemporaneamente adoperarsi con tutte le proprie forze perché esso cessi di esistere appare quindi, almeno sotto questo punto di vista, un tantino contraddittorio, rischiando di far assumere alla figura di sindaco quella di una sorta di traghettatore.
Si potrebbe obiettare che lo stesso discorso valga anche per il PD. Ma attenzione. Sebbene in linea di massima il Partito sia a favore del Comune unico, al suo interno non manca chi ha un atteggiamento critico. E Partito e Comitato sono in questo profondamente differenti.
Se si vuol creare qualcosa di nuovo e durevole è necessario credere in un progetto di radicale mutamento della politica longonese che non debba necessariamente esaurirsi entro un limitato arco di tempo. Ovviamente chi è un convinto sostenitore del Comune unico la vedrà diversamente, e ci sarà chi addirittura sostiene che di questa transizione si debba far cenno nel programma elettorale. E’ la diversità di opinioni e della loro espressione che rende grande la democrazia.
Più difficile (per questo sono finiti a fondo articolo) è affrontare l’argomento dissidenti di centrodestra. Come già detto in altre occasioni, sono in assoluto i meno conosciuti dal punto di vista politico. Finché non si avranno maggiori notizie (pubblicabili) è inutile pertanto fare particolari considerazioni a riguardo se non che il tempo stringe, per loro forse più che per gli altri.
Speriamo di poter parlare di contenuti al più presto e che la sorte ci risparmi da quel baratro che è la logica del meno peggio.
Checco @pranzosociale.org




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