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Bruno

Bruno "Brunetto" Mazzone

Ogni mese passava di banca, si presentava alla cassa sotto lo sguardo un po’ intimorito della cassiera, lui la squadrava sicuro dei suoi occhiali scuri e in tono educato longonese le chiedeva qualcosa, poi si muoveva lento come un arpeggio verso l’ufficio per salutarmi. Era sempre lui, anche se più magro, la pelle bianca, quasi trasparente, dove i tatuaggi scuri risaltavano come cicatrici, mostri neri e stanchi che non hanno mai fatto paura a nessuno, ma esorcizzavano le tante paure di vivere.
«E’ Federì da quant’è che non ti vedi un concertino», «Brunè se non ci fosse youtube che mi salva auguri», «Uh!!! Eheh, ti ricordi quando organizzavate i concerti in piazza… bei tempi», «Deh me li ricordo si… bei tempi si», «Ora non c’è verso di vedè un cazzo, è diventato un paese di morti», poi si alzava «Hehe…Ora mi vado a sentì un pezzo dei Metallica…».
Questa è l’ultima immagine che mi passa davanti, dietro i ricordi, come quelli che si porterà chi lo ha conosciuto, in mezzo i pensieri che rimbalzano verso una persona buona, mascherata da cattiva (solo per un secondo, poi ti si sgamava subito), che guidava una citroen bianca con il teschio disegnato sul pannello del cofano dietro e cantava in campagna da Franco “Destroit! Destroit! DESTROOOIT!!!!” , inseguendo i suoi sogni.
Ecco Brunetto spero con tutto il cuore che tu stia andando in un posto pieno di musica, dove a ogni angolo c’è un concertino o uno stadio zeppo di persone, dove si beve pioggia e si respira manna che tanto non fanno male e dove tu possa cantare “Destroit” con Emma che ogni tanto ti urla “Brunetto abbassa la musica”…

…”e lo sapevi che la tua scala è fatta di vento che sussurra”…
(Led Zeppelin)

 

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  1. 14 febbraio 2012 a 4:40 | #1

    Un frase, poi quella miscela di tristezza e confusione, profonde. I ricordi che si inseguono l’un l’altro. Rileggo ciò che ho scritto e lo cancello per partire daccapo.
    E’ così da questa mattina.
    Vorrei raccontare della nostra amicizia, di quegli anni, i più belli. Di come niente tra noi sia cambiato con il tempo, seppur la vita ci ha spinto lontani.
    Della prima volta che ci siamo conosciuti, della musica, dei pomeriggi in campagna, delle magnifiche serate, dei giri sulla “mazmobile” con lo stereo a tutto volume. E di tanto altro.
    Bruno è stato un amico importante, di quelli che lasciano il segno.
    Qualche mese fa ho iniziato a digitalizzare alcuni vecchi nastri e ne ho trovato uno delle prove. Erano i primi anni novanta. Suonavamo nella stanza a Capobianco.
    Pasquale alla batteria, Enzo al basso, io alla chitarra. Bruno era il cantante. Avevamo preso un vecchio impianto a Piombino. Vecchio ma potente, da concerto. Le casse erano enormi ed il volume così forte da far tremare il pavimento.
    A quei tempi non si facevano video ed anche fotografare non era così immediato come adesso. Oltre ai ricordi rimangono quel nastro e qualche foto.
    Una è quella in alto, nella testata. Brunetto alla batteria.

    Riascolterò la nostra musica, fatta di suoni distorti e tanta passione.
    Ma non ora. Troppo doloroso.

  2. avatar
    Manuela bettini
    14 febbraio 2012 a 14:07 | #2

    bellissimo articolo……………….ho la pelle d’oca, giuro mi dispiace di tutto cuore che tante persone come voi che lo hanno conosciuto soffrano tanto, io avevo solo notizie da isa, ma di cuore mi auguro che possa trovare quella pace che qui non gli era stata concessa………….ciao ti chiamero’ come tutti “Brunetto”………..❤

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