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	<title>APPUNTI SOCIALI</title>
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	<description>Una sorta di diario longonese. Il blog del Pranzosociale.org</description>
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		<title>Caro compagno, abbiamo perso!</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 22:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Entusiasmo</dc:creator>
				<category><![CDATA[l'Occhio Sinistro]]></category>
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		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
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		<description><![CDATA[Celebre è questa storiella, accaduta 22 anni fa in occasione delle elezioni del 1990. Un compagno iscritto all&#8217;allora PCI, nel tragitto tra la scuola, consueta sede del seggio elettorale, e la sezione del partito, incontra un amico che lo ferma e gli dice «Compagno, abbiamo perso». Dopo qualche parola tra sconfitti, il nostro compagno iscritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="framed-image" style="margin-top: 4px; margin-right: 6px; margin-bottom: 4px; float: left;" title="Caro Compagno" src="http://www.pranzosociale.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/caro-compagno1.jpg" alt="Caro Compagno" /></p>
<p style="text-align: justify;" class="primo">Celebre è questa storiella, accaduta 22 anni fa in occasione delle elezioni del 1990. Un compagno iscritto all&#8217;allora PCI, nel tragitto tra la scuola, consueta sede del seggio elettorale, e la sezione del partito, incontra un amico che lo ferma e gli dice «<em>Compagno, abbiamo perso</em>». Dopo qualche parola tra sconfitti, il nostro compagno iscritto al PCI compie un altro passo e la storia si ripete: un altro elettore di Porto Azzurro lo ferma e gli dice «<em>Caro compagno, abbiamo perso</em>». Insomma, in quella breve passeggiata furono molte le persone che con la frase &#8220;<em style="text-align: justify;">Caro compagno, abbiamo perso</em>&#8221; vollero mostrare la loro vicinanza al dolore di un&#8217;ennesima sconfitta elettorale. Ma al nostro compagno protagonista di questa storia, arrivato finalmente in sezione e informatosi sul numero effettivo di voti ottenuti, non tornavano i conti ed è così che disse: «<em>Cari compagni, abbiamo perso. Ma com&#8217;è che abbiamo preso 350 voti e mi hanno fermato in 500 dicendomi &#8220;Caro compagno, abbiamo perso&#8221; </em>?» <span id="more-1504"></span><br />Al di là di questo -per quanto mi riguarda- esilarante aneddoto di vita politica di un partito che fu, in questi giorni sono molte le persone che ci mostrano la loro vicinanza, che ci ringraziano per avergli dato una speranza, l&#8217;opportunità di sognare un futuro diverso e migliore. La situazione è radicalmente differente da quella del 1990 (in cui il PCI probabilmente fu tradito dagli stessi compagni e dagli stessi simpatizzanti) pertanto apprezziamo la sincerità di tutti coloro che ci invitano a continuare in questa avventura, considerando questa del 2012 una tappa di un percorso più lungo. Forse è proprio dal 1990 che dobbiamo abbandonare la divisione in &#8220;sinistra, destra e centro&#8221; per le elezioni comunali, considerando priva di fondamenta la tipica frase «<em>a voi non vi hanno votato i vostri</em>».<br />Non avendo, grazie al cielo, l&#8217;opportunità di sapere con certezza chi sono &#8220;i nostri&#8221; e chi sono &#8220;i loro&#8221;, considerare come &#8220;nostri&#8221; degli elettori che da più di tre tornate votano per la lista rappresentante l&#8217;attuale maggioranza o si astengono dalle votazioni -sebbene possiamo culturalmente collocarli in un&#8217;area di centro sinistra- è ormai a mio parere sbagliato. <br />Persone che odiano Silvio Berlusconi ma che amano Maurizio Papi, persone che hanno un concetto di sinistra del tutto personale, che non votano più per l&#8217;area definiamola progressista, perché «<em>quando hanno vinto i miei</em> (Patto Azzurro con Pinotti Sindaco, ndr) <em>non m&#8217;hanno aiutato mentre loro si</em>». <br />Questi elettori non sono dei traditori, sono semplicemente elettori fedeli dell&#8217;attuale maggioranza.<br />Ma sono molte anche le persone stanche di promesse non mantenute, vogliose di un reale cambiamento e che hanno ben radicato un senso civico, talvolta perché hanno vissuto sulla loro pelle qualche ingiustizia, e pur non votando un partito nazionale afferente all&#8217;area di centro sinistra, hanno scelto Vivere Porto Azzurro questa volta o altre liste alternative a La Vela in precedenza. Per questi motivi sostengo che a Porto Azzurro in occasione delle elezioni comunali, come in una partita di calcio con il risultato in bilico al novantesimo minuto, saltano tutti gli schemi. <br />Ho fatto nella mia vita delle scelte, politicamente sofferte ma importanti, che mi collocano nell&#8217;area di sinistra moderata e non estrema. In questa campagna elettorale così come in altre occasioni, mi è stato dato del colluso con la maggioranza, così come in altre occasioni sono stato definito come &#8220;democristiano&#8221; o &#8220;comunista&#8221;, proprio come succedeva a Guccini nella sua &#8220;Avvelenata&#8221;. <br />A me non importano le etichette, sono convinto che non serva una tessera per dimostrare ciò in cui si crede e che la guerra a chi si dimostra più a sinistra o più al centro sia stupida e insensata: la politica si fa con la lealtà e la coerenza dei propri comportamenti che nel mio caso mi collocano, da sempre, in un&#8217;area alternativa alle amministrazioni di questi ultimi anni. <br />In conclusione, a chi si dichiara &#8220;<em>più di sinistra</em>&#8221; ma vota Maurizio Papi, a chi vuole &#8220;<em>il cambiamento</em>&#8221; ma vota La Vela, a chi non ci ha votato perché  «<em style="text-align: justify;">avete candidato a quello o quella e non vi posso votare</em>» o perché «<em>non avete candidato a quello o quella e non vi posso votare</em>», a chi ci avrebbe votato solo se gli avessimo &#8220;<em>riservato un posticino</em>&#8220;,  a chi non va a votare perché «<em>son tutti uguali</em>» e contribuisce alla vittoria di Luca Simoni,  dico&#8230; «<em>Noi compagni abbiamo perso, ma voi lealisti vincete sempre!</em>»</p>
<p style="text-align: justify;">Fraterni saluti,<br /><em>Compagno Entusiasmo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;&#8230;tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:  ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare&#8230;&#8221;. <br />F. Guccini in l&#8217;Avvelenata.</em></p>
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		<title>Letture: crescono in Italia piccole ombre rossobrune</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 22:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>via mail</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Una nuova «offensiva». I tentativi nazionalcomunitaristi per un «fronte unico anticapitalista e antiamericano»di Saverio Ferrari, fonte il manifesto, via controlacrisi.org Presente il console generale, il 18 febbraio scorso a Milano, presso una sala di via Sansovino, si è svolta una conferenza dal titolo: «Il risveglio del Drago. Politiche e strategie della rinascita cinese». Fin qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una nuova «offensiva». I tentativi nazionalcomunitaristi per un «fronte unico anticapitalista e antiamericano»</strong><br />di <em>Saverio Ferrari</em>, fonte<em> <a title="il manifesto" href="http://www.ilmanifesto.it/" target="_blank">il manifesto</a></em>, via <a title="controlacrisi.org" href="http://www.controlacrisi.org/" target="_blank"><em>controlacrisi.org</em></a></p>
<p><img class="framed-image" style="margin-top: 4px; margin-right: 6px; margin-bottom: 4px; float: left;" title="nazionalcomunitaristi" src="http://www.pranzosociale.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/nazionalcomunitaristi.jpg" alt="nazionalcomunitaristi" width="200" height="177" /></p>
<p style="text-align: justify;">Presente il console generale, il 18 febbraio scorso a Milano, presso una sala di via Sansovino, si è svolta una conferenza dal titolo: «<em>Il risveglio del Drago. Politiche e strategie della rinascita cinese</em>». Fin qui nulla di strano. Tranne che ad organizzarla sia stata <a title="Eurasia" href="http://www.eurasia-rivista.org" target="_blank">Eurasia</a>, una rivista di studi geostrategici legata all’estrema destra, e che a presiederla vi fosse Claudio Mutti, ex dirigente di Giovane Europa, un’organizzazione neofascista degli anni Sessanta, sezione italiana di Jeune Europe. Mutti, oltre a dirigere Eurasia, è anche il fondatore di una delle principali case editrici di riferimento del radicalismo di destra, le <a title="Insegna del veltro" href="http://www.insegnadelveltro.it/libreria/" target="_blank">Edizioni all’insegna del Veltro</a>, nonché autore di <em>Nazismo e Islam</em>, un testo apologetico dei volontari bosniaci nelle SS. Convertitosi alla regione musulmana, Mutti ha anche assunto in onore dell’ex ufficiale delle SS, nonché criminale di guerra, Johann von Leers, riparato in Egitto, il suo stesso nome di copertura in arabo, Omar Amin. <span id="more-1497"></span></p>
<p><strong>Stato e potenza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prima di questa iniziativa, sempre indette da Eurasia, si erano già tenute a Milano altre piccole assemblee, come nel giugno dell’anno scorso, presso il Centro culturale San Fedele, sugli «<em>obiettivi geostrategici dietro la guerra in Libia</em>». Ma anche altre sigle si erano nel frattempo mosse per promuovere appuntamenti antiamericani e di amicizia con Cina e Russia. È il caso di <a title="Stato e Potenza" href="http://www.statopotenza.eu" target="_blank"><em>Stato e potenza</em></a>, un «<em>nuovo nucleo politico e militante</em>» impegnato «<em>nel tentativo epocale di individuare in modo preciso e inequivocabile una nuova teoria del socialismo</em>». Sua l’indizione, il 10 marzo, di un’assemblea al Victory Café di Via Castel Morrone dal titolo «<em>Siria baluardo dell’antimperialismo o stato canaglia?</em>», presente l’ex senatore di Rifondazione comunista Fernando Rossi. A impreziosire l’evento anche un collegamento, via skype, con Alexander Dugin, il traduttore in russo delle opere di <a title="Julius Evola" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Julius_Evola" target="_blank">Evola</a>.<br />Riguardo le “nuove teorie socialiste” di Stato e potenza, basterebbe limitarsi a qualche proposta presente nel suo «Manifesto politico».<br />«Va prima di tutto recuperato» sostengono i nostri «il primato della scienza e della tecnica al servizio della politica Parliamo di innovazioni e di capacità di crescita, a partire dalle fondamenta di ogni moderna economia di sviluppo: l’energia. Tornare al nucleare – anche se – sconfiggere la rete delle ong ambientaliste non sarà facile sul piano comunicativo». Oltre a ciò, sempre secondo Stato e potenza, bisognerebbe «avviare nuove reti di viabilità ferroviaria ad alta velocità destinate principalmente al trasporto commerciale, in modo da restringere i tempi di percorrenza tra Nord e Sud della Penisola». Andrebbe anche riformata la leva, ripristinando «il vecchio servizio obbligatorio, eliminando l’arruolamento professionale facoltativo, per preparare tutti gli uomini e le donne idonei al servizio – almeno per un anno – alla capacità di difesa e alla mobilitazione totale in caso di attacco, nel quadro della formazione di nuove milizie popolari». Nucleare più alta velocità più una società militarizzata. Questo il suo programma. Eppure Stato e potenza vanta relazioni con alcuni movimenti comunisti dell’Europa dell’est, come in Bielorussia e in Romania. Evidentemente da quelle parti c’è chi non si pone troppe domande.</p>
<p><strong>I nazionalbolscevichi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da tempo, in verità, quantomeno da un quindicennio, sono andate formandosi in Italia piccole realtà interne al neofascismo, che hanno cercato di collocarsi su posizioni anticapitaliste e antimperialiste. Certamente un fenomeno non nuovo. Le ascendenze vanno addirittura rintracciate nel primo movimento fascista in Italia e all’interno del movimento nazionalsocialista in Germania. Si pensi alle camicie brune di <a title="Ernst Röhm" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ernst_R%C3%B6hm" target="_blank">Ernst Rhom</a>, ma ancor prima alla posizione assunta, nel periodo 1919-1920, da due esponenti socialisti, Friederich Wolffheim e Heinrich Laufenberg, che si dichiararono favorevoli a un’alleanza tra nazionalisti e comunisti, da cui la tendenza “<em>nazionalbolscevica</em>”, bollata dallo stesso Lenin come «madornale assurdità».<br />Due oggi gli approcci prevalenti: l’assunzione di una lettura del capitalismo ridotto a sole banche e finanza, senza alcuna critica del sistema che li ha prodotti, con il contorno di presunte cospirazioni ebraiche, e una visione geostrategica in cui i soggetti di riferimento diventano unicamente gli stati, non i popoli e le classi, con i loro diritti e le loro rivendicazioni. Da qui l’opposizione agli Usa, in mano ormai ai «circoli sionisti», e il sostegno a Cina e Russia. «Eurasia» (che auspicherebbe un’alleanza tra russi, europei e stati mediorientali in chiave antiamericana) e Stato e potenza sono solo in definitiva solo le ultime espressioni di questo filone.<br />Basterebbe citare alcuni tentativi precedenti: dalla rivista Orion, negli anni Novanta, alla cosiddetta Rete dei circoli comunitaristi, inneggiante a Marcos e a Stalin («vero nazional-bolscevico»), inizialmente una corrente interna al <a title="Fronte Sociale Nazionale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_Sociale_Nazionale" target="_blank"><em>Fronte nazionale</em></a> di <a title="Adriano Tilgher" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Tilgher_%28politico%29" target="_blank">Adriano Tilgher</a> poi legatasi al <em>Partito Comunitarista Nazional-Europeo</em> (fondato nel 1984 dagli epigoni di Jeune Europe), per finire all’<em>Unione dei comunisti nazionalitari</em>, tra il 2002 e il 2003, a <em>Socialismo e liberazione</em> e ora a <a title="Comunismo e comunità" href="http://www.comunismoecomunita.org/" target="_blank"><em>Comunismo e comunità</em></a>. In questo stesso ambito potrebbero essere a pieno titolo inseriti anche quelli di <em>Rinascita nazionale</em> e della <em>casa editrice Arianna</em>.<br />Un fenomeno, questo, dalle tinte rossobrune, non solo italiano ma sviluppatosi anche in altri paesi europei, con un occhio di riguardo al laboratorio russo con il suo <a title="Partito Nazional Bolscevico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Nazional_Bolscevico" target="_blank"><em>Partito nazionalbolscevico</em></a>, fondato nel 1993 dallo scrittore Eduard Limonov, le cui bandiere riproducono falce e martello in un cerchio bianco su sfondo rosso. Una realtà ambigua, tra fascismo e nostalgia per l’Unione sovietica.</p>
<p><strong>Il comunitarismo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’area di riferimento per tutti in Italia è quella “<em>comunitarista</em>”, caratterizzata da correnti e tendenze anche molto diverse, se non opposte. Un terreno comunque entro cui nuotare, anche per via di alcune scelte, a sinistra, di realtà come il <a title="Campo Antimperialista" href="http://www.antimperialista.it/" target="_blank"><em>Campo antimperialista</em></a>, o di intellettuali come Costanzo Preve, di puntare a un fronte antisistema senza più distinzioni fra destra e sinistra, fascisti e antifascisti. Già si tentò nel 2003, quando ad alcuni meeting proprio del Campo antimperialista furono invitati esponenti di estrema destra, arrivando a promuovere, in dicembre, un appello e una manifestazione nazionale a Roma, in difesa del popolo iracheno, con il sostegno di esponenti neofascisti, poi naufragata. L’idea era di uno schieramento unico contro l’imperialismo americano. Ora, in tempi di crisi, c’è chi ritenta. Diversi i segnali.<br />Andrebbe sottolineato che, nella sua accezione di estrema destra, il “comunitarismo”, come «superamento in avanti del nazismo e del comunismo, depurato da Marx», fu promosso nei primi anni Sessanta dal belga <a title="Jean Thiriart" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Thiriart" target="_blank">Jean Thiriart</a>, una delle personalità più in vista del neonazismo europeo. Da questa stessa matrice furono poi originate organizzazioni come <a title="Lotta di Popolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lotta_di_Popolo" target="_blank"><em>Lotta di popolo</em></a>, che cercarono di inserirsi, senza riuscirvi, nei primi movimenti studenteschi. Anni dopo si scoprì che qualche loro dirigente figurava in rapporti con l’Ufficio affari riservati. Giusto per ricordarselo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Saverio Ferrari</strong></p>
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		<title>Storie: 6 Giugno 2002, riflessioni di un candidato perdente</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Regini</dc:creator>
				<category><![CDATA[l'Occhio Sinistro]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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		<description><![CDATA[PORTO AZZURRO. Quando sei candidato a consigliere nel tuo paese, quando credi che puoi vincere di 30 voti se tutti mantengono la promessa, quando però sei cosciente che protesti anche perdere di 150 voti perché nessuno mantiene ciò che ha promesso, quando ti guardi indietro e rifletti che hai fatto una campagna elettorale corretta, affrontando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="framed-image" style="margin-top: 4px; margin-right: 6px; margin-bottom: 4px; float: left;" title="Storie" src="http://www.pranzosociale.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/storie-longone.jpg" alt="Storie" width="200" height="180" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PORTO AZZURRO.</strong> Quando sei candidato a consigliere nel tuo paese, quando credi che puoi vincere di 30 voti se tutti mantengono la promessa, quando però sei cosciente che protesti anche perdere di 150 voti perché nessuno mantiene ciò che ha promesso, quando ti guardi indietro e rifletti che hai fatto una campagna elettorale corretta, affrontando un comizio di chiusura pensando a illustrare i tuoi programmi, quando a tutto questo hai fatto precedere incontri e confronti, con membri della lista, forze politiche, sociali, da cui è scaturito un buon programma chiaro nei contenuti e negli indirizzi da realizzare, quando ti rendi conto di aver formato un gruppo compatto e preparato, quando arrivi al giorno delle elezioni e speri in una meritata sorpresa e ciò che ottieni è perdere di 198 voti, ci sono tre cose possibili da fare: accetti l&#8217;esilio, se te lo offrono, su un&#8217;isola dell&#8217;Atlantico; ti prendi due bottiglie di Sassicaia, se te le offrono, e te le scoli fino allo stordimento; ma nessuno lo farà e allora l&#8217;unica cosa che rimane è rinchiudersi in casa e staccare tutto, compreso il cervello (su questo si prega di evitare ironie: ho pur sempre perso). E una domanda ti rimbomba nella testa: «<em>Perché abbiamo perso?</em>» Risposte: «<em>Gli stiamo sulle palle?</em>», «<em>Hanno paura che minacciamo lo sviluppo di Porto Azzurro?</em>». <span id="more-1492"></span><br />Non credo, bene o male abbiamo preso 1040 voti, e durante la nostra amministrazione nessuno è finito sul lastrico, anzi qualcuno è finito anche a lavoro. Allora il punto di forza sta nella lista opposta, «<em>il loro programma è stato così chiaro e dettagliato?</em>», ma loro hanno dichiarato che il programma elettorale è una leggenda metropolitana e quindi ne hanno presentato un fac-simile ridotto, in cui abbondavano le foto, allora «<em>Che siano state determinanti queste?</em>» Non credo: anche noi siamo carini (…).<br />«<em>Allora il capolista: il Dottor Papi Maurizio, medico condotto e Sindaco di due legislature passate, l&#8217;ultima delle quali interrotta alcuni mesi prima causa forza maggiore?</em>». Bene, il suddetto è stato l&#8217;asso nella manica, ricordato per le palme, per i giardinetti, per il partito dell&#8217;elicottero, per i marciapiedi, per l&#8217;arredo della piazza, per gli appartamenti della casina (a tanti piacciono) e per le due legislature, in cui logicamente ha amministrato aiutando molti, ma dimenticato per i due espropri Grimaldi, per la gestione incasinata del porto affidata a tre privati, per l&#8217;illuminazione del campo sportivo che non illumina, per la realizzazione di un depuratore da più di un miliardo a cui però mancava un pezzo da 500 milioni, per le mancate riunioni con Daviddi (gassificatore) in segno di protesta, per gli appartamenti della casina (a tanti fanno schifo)&#8230; ma presente nella quotidianità di tutti per il suo serio e impeccabile lavoro di medico, per le sue doti umane messe al servizio della sua professione, ha ottenuto la fiducia con un consenso indiscutibile.<br />Non sto a discutere il consenso, legittimo e netto. Rifletto sulle dinamiche che portano a questo risultato e noto che anche il sindaco di Portoferraio, Dott. Ageno, è medico, così il sindaco di Marciana Marina, Dott. Martini e in passato De Fusco e Bonanno. Medici capolista hanno sempre vinto (&#8230;). <br />Quante volte ho sentito «<em>In paese conta la persona e non la fede politica</em>». Da qui parte una delle tante logiche, nel nostro caso fondamentale, che condizionano le elezioni di un paese, in cui le doti umane applicate alla capacità professionale, il settore in cui si esercita, secondo me, influiscono molto sulla psicologia delle persone, proiettando tali qualità anche negli altri aspetti della vita del candidato (&#8230;). Se poi si aggiunge che la famiglia Papi è tra le più antiche di Porto Azzurro ed è radicata nel tessuto sociale ed economico del paese, allora si spiega la sconfitta di 198 voti. <br />Rimango della convinzione che il centrodestra a Porto Azzurro era alla frutta, anzi si era finito anche quella, insultando (nei modi) il suo massimo rappresentante, l&#8217;ex vice-sindaco Paolo Pesciatini (fu eletto con 220 preferenze, record storico), e uscendo da tre anni di amministrazione, consentitemelo, deprimente e da qui la scelta coraggiosa di puntare esclusivamente su una persona (&#8230;).<br />Il problema credo stia proprio nel “personalismo” e qui mi rivolgo all&#8217;elettorato di centrosinistra: ma siamo sicuri che certe qualità si possono completamente rispecchiare nella gestione della vita politica di un paese? Nella difesa degli interessi di tutti? (&#8230;) <br />Perché questo personalismo esasperato che molti nostri elettori hanno sposato si muove sulle stesse logiche ed è lo stesso che ha messo al nostro governo del paese il centro destra. Questa logica è la stessa che ha portato al conflitto sociale scaturito con tre milioni di persone in piazza a Roma a tutela dell&#8217;art.18, che ha partorito una riforma della scuola attenta solo ai tagli a discapito della qualità, una legge sulle rogatorie, sul falso in bilancio, sul rientro dei capitali, la riforma sulle pensioni, la spaccatura nella magistratura ecc., ed è la stessa di cui è stata vittima anche la sinistra, grazie all&#8217;atteggiamento di mister D&#8217;Alema, che per il raggiungimento e conservazione di un posto di potere, ha evitato di fare la legge sul conflitto di interesse, lasciando terra bruciata intorno a sé (vedi Prodi l&#8217;unico che ha sconfitto il centro destra) e decretando la sconfitta della sinistra e dei suoi possibili uomini.<br />Dalla nostra parte sicuramente nei nostri anni di amministrazione non siamo riusciti a “vendere” quello che avevamo fatto e quindi nemmeno a “riscuotere”, mentre altri riescono a incassare su promesse, abbiamo sempre cercato forme diverse di comunicazione del nostro operato: giornalino comunale, consigli comunali aperti (anche sul bilancio) e lasciando sempre aperta la porta del confronto. Evidentemente qualcosa non ha funzionato e per il futuro, se il gruppo ci sarà, dovremmo trovare una dialettica differente e adattarla agli orecchi dei nostri concittadini. <br />Questa sconfitta, sinceramente, non mi ha bruciato a livello personale: sono interista e da molti anni ci sono abituato, perché ho lavorato credendo in quello che facevo e proponevo, mi rammarica il fatto che è stata sconfitta la logica e lo spirito che guidava la nostra lista, la convinzione che la cosa pubblica andava amministrata coll&#8217;impegno, il confronto e la partecipazione di tutto il gruppo.<br />Il pensiero più forte va comunque a tutti i giovani che hanno sostenuto <em>Patto Azzurro</em> credendo nei nostri obbiettivi, valori, programmi e metodi e ai nostri fantastici ragazzi della lista, che motivati dall&#8217;entusiasmo e voglia di fare per il nostro paese, si sono gettati in questa avventura come io avevo fatto otto anni fa; a loro un invito a non mollare mai perché per Porto Azzurro sono e saranno sempre utili e insieme troveremo altre forme per farci sentire. <br />Per quanto mi riguarda il più caldo ringraziamento va alle 1040 persone che ci hanno votato, e per sedare qualche voce di paese vorrei precisare che durante l&#8217;amministrazione Carmignani abbandonai la minoranza consiliare per problemi di dualismo con l&#8217;associazione <em>Sole e Luna</em>  che in quel periodo rappresentavo e che per cause inspiegabili è stata negli ultimi anni emarginata. <br />In ultimo vorrei rivolgere un sincero augurio di buon lavoro al nuovo sindaco, con la certezza che certe frasi sentite nel comizio di chiusura, siano solo parte del personaggio politico, ma che invece applichi nella vita politica lo stesso impegno, le stesse capacità , dialettica e doti umane che lo rendono degno d&#8217;ogni rispetto nella vita privata.</p>
<p style="text-align: right;"> <strong>Federico Regini</strong></p>
<p><strong><span style="font-size: x-small;">Articolo pubblicato su <em>Il Tirreno</em>, 6 giugno 2002</span></strong></p>
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		<title>Il senso di una lotta continua</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 00:54:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che ne dicano lealisti, antagonisti e quelli che sì, «io sono di Sinistra», ma solo a parole, questi cinque anni di opposizione sono stati importanti sotto molti aspetti e meritavano un riconoscimento. Si faccia attenzione al fatto che l&#8217;opposizione non è solo quella politica, consiliare, ma è anche -e soprattutto- quella sociale e culturale. L&#8217;opposizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="framed-image" style="margin-top: 4px; margin-right: 6px; margin-bottom: 4px; float: left;" title="Insieme" src="http://www.pranzosociale.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/insieme2.jpg" alt="Insieme" width="200" height="160" /></p>
<p class="primo" style="text-align: justify;">Che ne dicano lealisti, antagonisti e quelli che sì, «<em>io sono di Sinistra</em>», ma solo a parole, questi cinque anni di opposizione sono stati importanti sotto molti aspetti e meritavano un riconoscimento. Si faccia attenzione al fatto che l&#8217;opposizione non è solo quella politica, consiliare, ma è anche -e soprattutto- quella sociale e culturale. L&#8217;opposizione è un&#8217;idea, in contrasto con un&#8217;altra -generalmente prevalente ma non per questo la migliore-, che si concretizza in tanti modi diversi. E si noti anche che riconoscimento non significa per forza vittoria. <br />Rossi non si allarmi. Nessuno si sta pericolosamente autoconsolando. <br />Si tratta piuttosto di analizzare una realtà che solo apparentemente si mostra semplice, banale, finendo così per trarre in inganno chi è abituato a dargli un rapido sguardo e via. <span id="more-1484"></span><br />Il 2007 è il punto di partenza. Il 2012 non è il punto di arrivo ma una tappa che indica la metà esatta di un intero percorso. Lungo, senza dubbio, ma chi conosce Porto Azzurro sa bene come i cambiamenti trovino qui terreno ostile, quanto piantare un seme sia difficile e sperare che attecchisca rasenti quasi l&#8217;utopia. Cinque anni fa, per la prima volta, si comincia a fare seriamente controinformazione -o forse sarebbe meglio dire informazione, vista la scarsa propensione a proferir parola dei nostri amministratori-. Si utilizzano i più moderni mezzi di comunicazione offrendo opportunità di dialogo e confronto mai viste prima. Il lavoro è costante ma, almeno nei primi momenti (si parla di qualche anno), soffre la mancata attenzione di buona parte della cittadinanza. Un fattore che rappresenta sempre il limite più temibile. <br />Oggi le cose sono diverse. Le persone leggono e partecipano con più interesse. Si è formata una coscienza, seppur non ancora maggioritaria, capace di esprimersi liberamente e pubblicamente, manifestando con orgoglio questo suo essere diversa ed alternativa a quella dominante. Lealista.<br />Dare vita ad un gruppo che comprenda sensibilità politiche differenti, legate da un progetto comune e pienamente condiviso, non è affatto semplice. Il quinquennio è stato necessario per spianare la strada, per promuovere idee e progetti, avvicinare persone e allargare -quanto più possibile- il consenso. <br />Sia dal punto di vista politico che sociale si è trattato di un percorso ad ostacoli, molto complesso, dove prima si è dovuto abbattere il muro della disinformazione, poi stimolare coloro che si sono resi disponibili ad ascoltare una seconda voce, infine convincerli. Un numero che è cresciuto anche se -purtroppo- non abbastanza in fretta da consentire quella rivoluzione che in tanti avrebbero voluto. <br />Tutto è servito, ma erano comunque necessarie le elezioni. Un momento per raccogliere e consolidare quanto di buono questi cinque anni avevano prodotto in termini di coscienza, passione ed impegno civico. E il riconoscimento c&#8217;è stato. <br />Più di settecento persone hanno scelto un modo diverso di pensare e l&#8217;hanno fatto con il cuore. Rifiutando il personalismo, il cameratismo e scacciando timori di ogni genere. Primo fra tutti quello di esporsi. <br />In alcuni casi, non pochi, andando apertamente contro ciò che gli era stato da sempre insegnato, ovvero che non si può separare la politica dalla persona privata, che devi essere riconoscente anche se la pensi diversamente, che il dissenso è offesa, e così via. Ci sia concesso, e che nessuno si risenta per una semplice opinione, ma questa è la parte di paese più bella.<br />Ora che finalmente esiste una solida base, la lotta deve continuare. E deve essere continua.<br />Parliamo di lotta perché di questo si tratta, Dopo circa venti anni di papismo e all&#8217;inizio di un nuovo quinquennio che si apre all&#8217;insegna di una continuità che in verità significa solo persistenza, ci ritroviamo ancora a fronteggiare la stessa politica, le stesse persone, la stessa destra. Cambiano i ruoli ma gli attori principali rimangono gli stessi.<br />Una lotta continua significa perseguire gli obiettivi con costanza e presuppone una strategia chiara che non ammette approssimazione, incertezze, assenze.<br />Si deve mantenere il rapporto con i cittadini attraverso la comunicazione ed il coinvolgimento degli stessi nella vita politica. Si deve promuovere l&#8217;affermazione dell&#8217;autonomia intellettuale rispetto all&#8217;omologazione, all&#8217;adozione acritica del modello unico lealista. <br />Non dobbiamo inoltre ridurre l&#8217;impegno all&#8217;attività di pochi “tuttofare” ma considerarci e comportarci come un movimento di massa. Uniti, con il fine di superare i limiti che abbiamo imparato a conoscere in questi cinque anni. Ognuno dovrà svolgere il proprio ruolo, consapevole del fatto che si cambia solo se lo vogliamo. Insieme.<br />Alla “<em>continuità nel rinnovamento</em>” dobbiamo quindi opporci con la “<em>continuità nella lotta</em>”. Sul piano politico, attraverso l&#8217;attività in consiglio comunale, sul piano culturale, riappropriandoci del 25 Aprile e pensando nuove iniziative, infine sul piano sociale, facendo informazione e stimolando la partecipazione, soprattutto dei più giovani.<br />Si può fare. Si deve fare.</p>
<p style="text-align: right;">Checco <em>@pranzosociale.org</em></p>
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		<title>Ripartiamo così</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 14:04:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>appuntisociali</dc:creator>
				<category><![CDATA[l'Occhio Sinistro]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione locale]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando uno dice le sorprese! Dopo la cometa Cecchi -prossimo passaggio tra cinque anni, anche se non tutti gli astrofisici concordano- veniamo a conoscenza di un secondo giornalista specializzato in longonologia. E siccome la par condicio va rispettata, se il primo veniva da TENews, il secondo deve per forza uscire dalla galassia Elbareport.Subito Simoni tira [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="framed-image" style="margin-top: 4px; margin-right: 6px; margin-bottom: 4px; float: left;" title="Cometa" src="http://www.pranzosociale.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/cometa2.jpg" alt="Cometa" width="200" height="186" /></p>
<p class="primo" style="text-align: justify;">Quando uno dice le sorprese! Dopo la cometa Cecchi -prossimo passaggio tra cinque anni, anche se non tutti gli astrofisici concordano- veniamo a conoscenza di un secondo giornalista specializzato in longonologia. E siccome la par condicio va rispettata, se il primo veniva da TENews, il secondo deve per forza uscire dalla galassia Elbareport.<br />Subito Simoni tira un sospiro di sollievo. Con quattro liste ce l&#8217;ha fatta, con cinque chissà. Magari la “<em>continuità nel rinnovamento che rincorre la continuità</em>” avrebbe cessato questo suo simpatico girotondo finendo con l&#8217;avvitarsi su se stessa. Invece siamo ancora qui, come dieci anni fa. Ma torniamo seri.<br />Nessuno di noi pretende che il giornalismo nostrano -che conosciamo bene- rasenti la perfezione, ma che venga rispettato il principio basilare che prima di scrivere ci si deve informare, quello sì. Tuttavia, come spesso accade, una cosa è la teoria e un&#8217;altra la pratica. <span id="more-1478"></span><br />E così un bel giorno apri Elbareport, leggi un articolo come quello scritto da Sergio Rossi (<em><a href="http://www.elbareport.it/politica-istituzioni/item/581-elba-elezioni-comunali-2012http://" target="_blank">Lettera al centrosinistra elbano</a></em>) e noti che sei malamente citato. Una leggerezza che non ti aspetteresti.<br />Se Sergio avesse avuto quantomeno un po&#8217; di curiosità -non è che chiediamo poi tanto a chi si occupa di informazione- non avrebbe incontrato difficoltà nel trovare il blog e avrebbe potuto evitare di liquidarci come “<em>sito degli amici di Vivere Porto Azzurro</em> “. <br />Non che ci dispiaccia esser definiti amici di persone che stimiamo ma, ci venga riconosciuto almeno questo, esistiamo da qualche anno e un nome ce l&#8217;abbiamo.<br />La prima regola che cerchiamo di seguire su questo blog è non dire cose inutili. Certo, sul concetto di utilità si potrebbe aprire un dibattito. Se parli con i lealisti -o papisti che dir si voglia-, tutto ciò che è estraneo al disegno del loro leader o è contrario al destro sentire è inutile. La cultura è inutile. Il confronto è inutile. Il 25 Aprile è inutile. E così via.<br />Se adottassimo anche noi queste semplici linee guida dovremmo ridurci al silenzio e limitarci ad annuire ed applaudire. In altre parole cessare di esistere come esseri capaci di elaborare pensieri autonomi.<br />Ma la natura, bontà sua, ci ha voluto diversi. Capaci di distinguere e poter esprimere il dissenso. Ed è così da diversi anni ormai. Si tratta di un&#8217;opposizione sociale, culturale e spesso anche politica sufficientemente nota dalle nostre parti e non è il caso di presentarci adesso. Quello sì che sarebbe inutile e quindi non lo faremo.<br />Ci basta dire che “<em>sito degli amici di Vivere Porto Azzurro</em> “ ha un nome e si chiama <em>Appunti Sociali</em>. <br />E&#8217; il blog del<em> Pranzosociale.org</em>. Meno famoso di Elbareport -nessuno lo mette in dubbio- ma non è una giustificazione per ignorarne  l&#8217;esistenza. Anche perché a Porto Azzurro questo c&#8217;è e poco altro.<br />Se Sergio ci avesse seguito, seppur di rado, avrebbe forse commentato in altra forma la citazione di Mistler, definita -a torto- “<em>pericolosamente autoconsolatoria</em>”. Il blog, infatti, da sempre ha un riquadro simile a quello che si trovava sul quotidiano <em>Liberazione</em>. Per gli oramai ex comunisti una sorta di “striscia rossa” in stile <em>Unità</em>. Si tratta di frasi, pensieri, aforismi che vengono messi in evidenza con il solo scopo di stimolare una riflessione ed arricchire il sito web. Niente di più.<br />Nello specifico la citazione è stata pubblicata il 4 maggio e il riferimento era -visto il periodo- alle elezioni in generale. E&#8217; giusto interrogarsi sul significato di quelle parole, concordare o meno, dibattere. In fondo sono lì per questo motivo. Ma farle apparire come semplice consolazione post-elettorale è sbagliato.<br />Nessuno può mai dire, analizzando una sconfitta, di non aver commesso qualche errore. Se ne fanno sempre e quando si correggono i precedenti se ne aggiungono di nuovi. E&#8217; la banale conseguenza della mancanza di perfezione. Ma chi conosce bene Porto Azzurro sa benissimo che è anche un paese particolare, dotato di plasticità piuttosto limitata e con un limite oltre il quale fatti e parole non hanno una gran presa. Qui ci troviamo di fronte al netto rifiuto di capire. E qualunque cosa tu dica, qualunque cosa tu faccia, in molti seguiranno sempre la solita strada. Ciò non deve scoraggiare, ma non lo si può neanche sottovalutare. Si finisce, altrimenti, con l&#8217;addossarci colpe che non abbiamo. <br />E questo non è giusto.</p>
<p style="text-align: right;">Checco <em>@pranzosociale.org</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ultimo articolo #elezionilongonesi</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 01:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>appuntisociali</dc:creator>
				<category><![CDATA[l'Occhio Sinistro]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Citando ancora una volta -ma non l&#8217;ultima- Calamandrei concludiamo questa lunga stagione politica sottolineando l&#8217;importanza dell&#8217;informazione, anch&#8217;essa come l&#8217;aria che respiriamo, del cui valore ci si accorge solo quando -purtroppo- comincia a mancare. In fondo Libertà ed informazione sono legate a doppio filo. E questo è uno dei perché, dal 2006 ad oggi, passando attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="framed-image" style="margin-top: 4px; margin-right: 6px; margin-bottom: 4px; float: left;" title="GoodBye" src="http://www.pranzosociale.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/goodbye.jpg" alt="GoodBye" width="200" height="165" /></p>
<p style="text-align: justify;">Citando ancora una volta -ma non l&#8217;ultima- Calamandrei concludiamo questa lunga stagione politica sottolineando l&#8217;importanza dell&#8217;informazione, anch&#8217;essa come l&#8217;aria che respiriamo, del cui valore ci si accorge solo quando -purtroppo- comincia a mancare. In fondo Libertà ed informazione sono legate a doppio filo. E questo è uno dei perché, dal 2006 ad oggi, passando attraverso <em>il Muzemal</em> fino ad arrivare ad <em>Appunti Sociali</em>, abbiamo scritto così tanto.<br />Il nostro è un paese strano. Invece di parlare si è abituato a mugugnare sommessamente e la capacità d&#8217;osservazione si è ristretta a poche cose essenziali: quando vanno abbastanza bene quelle, il resto quasi non conta. <br />Si è adagiato, adattandosi all&#8217;idea che c&#8217;è solo un&#8217;Amministrazione ed un solo modo di amministrare. Così ha passato gli ultimi dieci anni convincendosi che in fondo quello che vedeva non era poi male, e che i vari problemi che pian piano cercavano faticosamente di affiorare non fossero poi tali, spingendoli di nuovo sul fondo della coscienza ogni volta che facevano capolino. A ciò si è unita nel tempo una strana forma di rassegnazione. Quasi l&#8217;immutabilità del tutto fosse frutto del destino. <br />Ma non è così, non lo è mai stato. Il destino sono le scelte, le scelte sono le persone che le fanno. <span id="more-1472"></span><br />Noi abbiamo scelto la strada della critica pubblica, dell&#8217;espressione libera delle opinioni. Mai con l&#8217;intento di demolire, piuttosto direi con quello di migliorare. Abbiamo scelto di stare da una parte senza ipocrisia ma anche senza preconcetti. Raramente, e mai fuori luogo, abbiamo ridotto il confronto alla netta dicotomia Destra-Sinistra. In una piccola realtà periferica come la nostra le differenze sono tra giusto e sbagliato, tra opportuno ed inopportuno, tra spreco e risparmio. Poi arrivi al 25 Aprile e sei costretto -anche se non volevi- a far notare che il fascismo non è mai del tutto scomparso ed anche da noi qualche seppur piccolo strascico si intravede. Nei modi, nelle decisioni, nel trascurare l&#8217;importanza di una giornata come quella in cui ricorre l&#8217;anniversario della Librazione. Qui la politica c&#8217;entra, eccome. Ma è una caso particolare che abbiamo affrontato in passato e che riaffronteremo -con più forza di prima- qualora si ripeta.<br />Insomma abbiamo scelto e l&#8217;abbiamo fatto alla luce del sole.<br />Un ruolo importante in questo cammino, per quanto riguarda gli argomenti di politica locale, l&#8217;ha avuto il lavoro svolto dall&#8217;opposizione all&#8217;Amministrazione uscente. Non lo ridurrei alla semplice informazione, ma senz&#8217;altro questa ha rappresentato la componente più rilevante. Alle scelte dell&#8217;Amministrazione ed ai rari e scarni comunicati di regime, per lo più diffusi attraverso il quotidiano locale preferito, si sono opposti articoli di giornale, interpellanze, considerazioni ed opinioni in ogni forma. <br />Per la prima volta si è reso accessibile un punto di vista alternativo. Che, anche quando non condiviso, ha comunque stimolato una forma di ragionamento; con il merito, inoltre, di avvicinare le persone a problematiche altrimenti ristrette agli ambiti specifici di competenza, o magari sottovalutate se non addirittura ignorate. Con questo nessuno può dire che sia stato fatto il massimo, ma è al contempo necessario essere consapevoli che tanto di più non si poteva fare.<br />Oggi si leggono le critiche di coloro che ritengono l&#8217;operato dell&#8217;opposizione insufficiente se non nullo, ma viene da chiedersi dove abbiano vissuto, durante il quinquennio, questi attenti studiosi delle problematiche longonesi. Non è difficile, infatti, rendersi conto che si tratta di persone che hanno tutta la convenienza a screditare l&#8217;impegno altrui perché coinvolte a vario titolo nella campagna elettorale. <br />Ma basta avere un po&#8217; di pazienza e cercare negli archivi dei principali media locali per scoprire che non esiste alcun intervento, negli anni, da parte loro. Anche lì per convenienza o puro e semplice menefreghismo. Non hanno dato il minimo contributo eppure si sentono portatori di verità e soluzioni. Sono politicanti ed è per questo che conviene starne alla larga. Specialmente sotto elezioni.<br />Uno dei rischi più grandi di queste amministrative è quello di chiudere il paese in una morsa.<br />Da una parte un&#8217;Amministrazione geneticamente incapace di comunicare, dall&#8217;altra un&#8217;opposizione -questa volta per davvero- inesistente. Con quattro liste e la drastica riduzione dei consiglieri di minoranza possiamo scordarci che vi possa essere un gruppo capace di rappresentare una voce unita e costante come quella che abbiamo ascoltato in questi cinque anni. Il paese riaffonderebbe con ogni probabilità nella disinformazione. Meno libero di prima e senza più alcuna speranza.<br />Altro rischio è quello di sostenere un cambiamento ma scegliendo la strada sbagliata. Le tre alternative all&#8217;Amministrazione uscente non sono tutte uguali, e non hanno tutte lo stesso valore. Abbiamo letto i programmi, li abbiamo sentiti parlare. Ora è il momento di guardare in faccia le persone e distinguere tra chi ha chiacchierato soltanto -anche grazie alle discrete capacità-, e chi invece fa sul serio, con passione e competenza.<br />Comunque vada, per quanto ci riguarda, cercheremo di continuare il nostro lavoro. Almeno l&#8217;intento è quello. Abbiamo sempre sentito la necessità di dire la nostra, senza nascondersi, convinti che esprimere opinioni liberamente sia fondamentale in una società che si rispetti e certi che dalle idee comuni possa nascere qualcosa. Non è stato sempre facile, almeno non quanto scrivere un post che dura un giorno e sotto falso nome, ma lo abbiamo fatto ugualmente.<br />Dare un volto alle parole le rende migliori. Sotto il profilo dei contenuti e della loro forma -perché si fa più attenzione a ciò che si scrive- e per l&#8217;indubbio valore che ogni intervento acquisisce quando lo si possa associare ad una persona.<br />La moltitudine di post senza padre né madre che abbiamo avuto modo di leggere fino ad oggi su <em>Camminando</em> -e che purtroppo ritroveremo puntualmente anche domani- sono espressione, più che di una nuova modalità di confronto, della incapacità di comunicare. Sono un mezzo per confondere le acque, talvolta purtroppo anche per offendere dietro una postazione sicura, protetta.<br />Ne son state dette tante, in special modo in quest&#8217;ultimo periodo, ma poche alla fine son rimaste impresse. In fondo non è che una raccolta di sfoghi momentanei, incapaci come tali di generare alcunché. Pensieri che si esauriscono nell&#8217;arco di qualche giorno, qualche settimana nei casi più fortunati. E&#8217; un sistema che non abbiamo mai condiviso, capace sì di generare grossi volumi di discussioni, ma per tanti aspetti inefficiente ed ingannevole.<br />Ciò che per noi è importante non è infoltire la schiera di avatar in monitor e tastiera, ma mantenere viva una struttura dove le opinioni -condivise o meno- trovino il giusto spazio ed abbiamo il giusto valore. Qualunque esito abbiano queste elezioni faremo di tutto per continuare il percorso intrapreso ma saremmo bugiardi nel dire che sarà come prima. Niente sarà più come prima.<br />Per mantenere vivo un blog servono almeno due cose: chi scrive e cosa scrivere. E  parlare di un piccolo paese come il nostro con costanza non è affatto semplice. Servirà qualche altro autore -l&#8217;invito è rivolto a tutti-, servirà l&#8217;informazione. Quella che fino ad oggi c&#8217;è stata, anche se a qualcuno non è piaciuta e a qualcun altro è sembrata un optional inutile.<br />Questo è dunque l&#8217;ultimo articolo della storia di questi cinque anni.<br />Inizia un nuovo racconto, magari migliore, ma forse anche peggiore del precedente. Non c&#8217;è destino. Tutto dipende dalle scelte, dalle vostre scelte.</p>
<p style="text-align: right;">Checco <em>@pranzosociale.org</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Note:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Oggi ci saranno i comizi elettorali. Domani l&#8217;ultimo momento -se qualcuno ne ha ancora bisogno- per riflettere. Domenica e Lunedì saremo chiamati a decidere del futuro di questo paese. In questi giorni rimarremo collegati via Twitter (anticipo gli hashtag <em>#apsociali</em> oppure <em>#elezionilongonesi</em>) in modo da poter inviare foto e commenti.</p>
<p style="text-align: justify;">2. La foto di copertina è di Christopher Cotrell (http://www.flickr.com/people/qousqous/)</p>
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		<title>Musica Libera: After Work</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 01:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>appuntisociali</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div style="display: none;"><img src="http://www.pranzosociale.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/daziemae-e1305844074563.jpg" alt="" /></div>
<div style="margin-right: 6px; margin-bottom: 4px; float: left;"><object width="200" height="300" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="quality" value="high" /><param name="src" value="http://widgets.jamendo.com/en/album/?album_id=66506&amp;playertype=2008&amp;refuid=1011928" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><embed width="200" height="300" type="application/x-shockwave-flash" src="http://widgets.jamendo.com/en/album/?album_id=66506&amp;playertype=2008&amp;refuid=1011928" allowScriptAccess="always" wmode="transparent" quality="high" allowscriptaccess="always" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /></object></div>
<p class="primo" style="text-align: justify;">Incontrare questo album su Jamendo è stata un bella sorpresa. Gli After Work -<em>Fabrizio Cassarà</em> (tenor sax), <em>Claudio Guarcello</em> (piano), <em>Marco Ferrigno</em> (double-bass), <em>Fabrizio Pezzino</em> (drums)- sono un gruppo che l&#8217;Elba conosce bene essendosi esibiti due anni fa durante il Mediterrano Jazz Festival (2010).</p>
<p style="text-align: left;">«<em>In &#8220;After Work” sento una sincerità ed un&#8217;immediatezza nell’esprimere e trasmettere emozioni provenienti dal profondo mondo interiore di ciascuno di questi straordinari musicisti. Senza ipertecnicismo, senza clonazioni di sorta, le quattro voci raccontano insieme il loro desiderio di essere liberi, e di fare ciò a cui attribuiscono significato e valore: senno e fantasia racchiusi, brano dopo brano, in miracolose verità.</em>»</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Salvatore Bonafede</strong></em> (on Jamendo)</p>
<p>Nove fantastici brani rilasciati con licenza CC per un album da mettere senza dubbio tra i preferiti. Buon ascolto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>1° Maggio di lotta!</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 14:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>via mail</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>
		<category><![CDATA[1° Maggio]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Inviato da Aldo &#8220;Montunero&#8220; 1° MAGGIO DI LOTTA! L&#8217;ARTICOLO 18 NON SI TOCCA! Questo Primo Maggio cade in una fase di inasprimento della crisi capitalistica mondiale, una crisi che ormai dura da cinque anni e che le banche, le imprese e i loro governi hanno scaricato sui lavoratori e le masse popolari. Nell&#8217;Unione europea il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Inviato da <strong>Aldo</strong> &#8220;<em>Montunero</em>&#8220;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1° MAGGIO DI LOTTA! L&#8217;ARTICOLO 18 NON SI TOCCA!</strong></p>
<p><img class="framed-image" style="margin-top: 4px; margin-right: 6px; margin-bottom: 4px; float: left;" title="1° Maggio" src="http://www.pranzosociale.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/1_maggio.jpg" alt="1° Maggio" width="200" height="161" /></p>
<p style="text-align: justify;">Questo Primo Maggio cade in una fase di inasprimento della crisi capitalistica mondiale, una crisi che ormai dura da cinque anni e che le banche, le imprese e i loro governi hanno scaricato sui lavoratori e le masse popolari. Nell&#8217;Unione europea il mantra di questa politica è il rigore e la crescita.<br />La politica del rigore imposta dalla trojka (Ue, Bce, Fmi) ai paesi europei ha avuto una doppia caratterizzazione: dal lato delle imprese e delle banche finanziamenti per migliaia di miliardi di euro (oltre 2.600 miliardi tra finanziamenti statali e della Bce); dal lato dei lavoratori e delle masse popolari tassazione indiretta e tagli lineari dei servizi sociali, scolastici, sanitari, previdenziali e dei trasporti attraverso processi di liberalizzazione e privatizzazione. Inoltre per garantire la continuità di queste politiche ed assicurare i finanziamenti alle banche e alle imprese la trojka ha chiesto ai governi europei l&#8217;inserimento nella legge fondamentale della norma sul pareggio di bilancio e del fiscal compact. In linea con questa tendenza il presidente della Bce, Mario Draghi, ha dichiarato morto il welfare europeo, mentre il Fmi lancia l&#8217;allarme sull&#8217;aumento dell&#8217;età media e sui costi insostenibili sanitari e previdenziali. <span id="more-1464"></span><br />La politica della crescita uscita fuori dagli incontri ai vertici europei si è caratterizzata in una sola direzione: svalutare il lavoro salariato europeo mettendolo in concorrenza direttamente con i lavoratori della periferia capitalistica e per questa via aumentare i profitti. A questo mirano le politiche di smantellamento dei contratti nazionali di lavoro, di riduzione salariale, di precarizzazione, di liberalizzazione dei licenziamenti e perfino di limitazione del diritto di sciopero.<br />A questo attacco al salario, ai diritti e alle tutele, conquistati con dure lotte nei diversi paesi europei, la classe operaia e le masse popolari hanno reagito con rivolte, mobilitazioni e scioperi: la sollevazione e gli scioperi dei giovani e dei lavoratori greci, gli scioperi in Portogallo e Spagna, lo sciopero dei metalmeccanici in Italia, la rivolta degli studenti londinesi, la rivolta popolare in Romania, la mobilitazione a Praga. Quello che ancora manca è il necessario salto nella mobilitazione per mettere in campo una forza all&#8217;altezza dello scontro: unitaria, radicale e concentrata. La sola che possa mettere in questione un sistema capitalistico regressivo nell&#8217;intero continente e nel mondo.<br />In Italia in questi anni abbiamo assistito ai contratti separati, all&#8217;accordo di Pomigliano, Mirafiori e alla sconfitta alla Bertone, quindi alla disdetta del contratto unitario dei metalmeccanici del 2008, alla cancellazione del contratto nazionale di lavoro, sostituito alla Fiat con un contratto aziendale che mette fuori la Fiom dagli stabilimenti e abolisce la rappresentanza e l&#8217;agibilità sindacale nelle fabbriche.<br />Infine ma non per gravità, il governo Monti dopo aver incassato senza una reale opposizione sindacale di massa (appena tre ore di sciopero da parte di Cgil, Cisl e Uil) la peggiore riforma previdenziale vigente in Europa, ha ritenuto possibile l&#8217;affondo sul mercato del lavoro, mantenendo sostanzialmente i livelli di precarietà in entrata, aprendo alla libertà di licenziamento con l&#8217;abolizione dell&#8217;art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e riducendo pesantemente le coperture ed i sostegni in caso di crisi e licenziamenti (mobilità, cassa in deroga, straordinaria e ordinaria). A questo attacco i lavoratori, soprattutto i metalmeccanici sostenuti dalla Fiom, hanno risposto con mobilitazioni, scioperi e blocchi stradali. La burocrazia dirigente che fa capo alla Camusso in CGIL, invece di unificare e concentrare la forza operaia e popolare contro il padronato e il governo Monti mettendo in campo lo sciopero generale prolungato, in accordo con il PD ha operato una funzione di contenimento e soffocamento della mobilitazione dei lavoratori. <br />Sulla questione della difesa dell&#8217;art 18 all&#8217;interno della Cgil si è differenziata un’area di forte dissenso alla linea della Camusso, a cui chiediamo di trasformare questo dissenso in opposizione nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche e nelle categorie. In questo quadro riteniamo che la necessaria convergenza della mobilitazione in Italia con il resto dell&#8217;Europa necessita della costruzione di un fronte unico di lotta, contro il governo e per la difesa “senza se e senza ma dell&#8217;art. 18”, di tutte le forze della sinistra politica, sindacale e di movimento. In questa prospettiva il PCL mentre propone alla Federazione della Sinistra (Prc – Pdci) di rompere con i liberali (PD, IDV) e costruire il fronte unico di classe, mantiene ferma la proposta del No Debito e del governo dei lavoratori, nella prospettiva degli Stati Uniti Socialisti d&#8217;Europa.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Partito Comunista dei Lavoratori</strong></em></p>
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		<title>Rane dalla bocca larga #elezionilongonesi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 16:48:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[l'Occhio Sinistro]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrazione]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="framed-image" style="margin-top: 4px; margin-right: 6px; margin-bottom: 4px; float: left;" title="Vela" src="http://www.pranzosociale.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/vela.jpg" alt="Vela" width="200" height="150" /></p>
<p class="primo" style="text-align: justify;">E&#8217; successo ciò che era facile prevedere e alla fine tocca dedicargli qualche altra riga. <em>La Vela</em>, infatti, deposita un programma e poi ne distribuisce un altro. Più completo, direte, ma rimane il perché. Non è questione di esser pignoli, cattivi, &#8220;rane dalla bocca larga&#8221; o anche &#8220;papere starnazzanti&#8221; (tipiche espressioni lealiste), ma vien da pensare che la duplice pubblicazione derivi da un solo fatto: il programma non era pronto. Se lo fosse stato, a suo tempo, sarebbe stato depositato come tutti gli altri e quindi in versione completa. Ma lasciamo perdere.<br />Qui non ci sono qualunquisti, né soggetti affetti da senescenza precoce (per nostra fortuna); non servono quindi immagini per testimoniare che in dieci anni qualcosa nel paese è cambiato. Un paese in dieci anni cambia per forza, altrimenti significa che non è stato amministrato, non è stato vissuto. <br />Qualsiasi Amministrazione durata tanto potrebbe quindi mostrare alla popolazione il proprio album fotografico. <span id="more-1460"></span><br />Quello che loro sperano trascuriate è il fatto che non avete termine di paragone. Questo è il trucco. <br />Vi dicono che hanno fatto tante cose, vi nascondono di non averne fatte tante altre e vi promettono di farne di nuove in futuro. Ma se finalmente vi rendete conto che sono sempre i soliti e che quindi vi hanno tolto l&#8217;unità di misura, allora il gioco non funziona più. Ad oggi nessuno può dire se era meglio prima, perché il prima non esiste. E di questo passo, qualora rimanessero incollati a quelle poltrone, non lo potrete fare neanche domani. Molti, tra i più giovani, non conosceranno che un&#8217;unica Amministrazione e saranno privati della possibilità di valutarla obiettivamente. Gli mancherà, lo ripeto, il termine di paragone.<br />Ma torniamo sui contenuti. Il nuovo programma de <em>La Vela</em> andrebbe preso e smontato pezzo per pezzo. Ci sono ben tre liste in aperta concorrenza con la &#8220;<em>continuità nella continuità</em>&#8221; e se vogliono possono farlo. Non dovrebbe essere particolarmente difficile mettersi lì e dimostrare che miracoli non se ne son visti e che è assurdo sostenere che il paese in un decennio non poteva cambiare anche di più e meglio.<br />Siamo ancora, tra le altre, con la storia del famoso &#8220;teatrino delle suore&#8221; (struttura privata), con l&#8217;impianto di videocontrollo, addirittura con le isole ecologiche a scomparsa e la differenziata. Dopo anni e anni passati a discutere di tutti questi argomenti si finisce con l&#8217;essere effettivamente un po&#8217; stanchi, ma veramente stanchi, di ripetere continuamente le stesse cose.<br />Tralasciando così i conseguenti, triti e ritriti, commenti diamo uno sguardo alle novità.<br />Il Wi-Fi pubblico lo si trova nel programma cartaceo e non in quello depositato. E&#8217; un servizio che già offrono varie attività commerciali, senza contare che la connettività 3G (3rd Generation) oggi consente un&#8217; ottima navigazione via tablet e smartphone (che vanno sostituendo progressivamente i classici PC portatili). E&#8217; un tema di cui si può discutere ma non uno di quelli che fanno la differenza tra un programma e l&#8217;altro.<br />Per quanto concerne il turismo la parola d&#8217;ordine è &#8220;<em>destagionalizzare</em>&#8220;, e la buttano lì nella speranza che qualcuno abbocchi. In cinque anni hanno vissuto di rendita non essendo capaci di calendarizzare alcunché, improvvisando al momento. Oggi parlano di un manifesto dei festeggiamenti e viene solo da sorridere.  <br />Non manca infine la grande opera. Prima era la Piazza, ora la passeggiata da Mola alla Rossa. Si dice, e si stanno adoperando in tal senso, che si può fare. Sarebbe interessante capire bene a quale prezzo ed eventualmente con quali rinunce e sacrifici.<br />Capire capiremo. Ma purtroppo, eventualmente, solo dopo.</p>
<p style="text-align: right;">Checco<em> @pranzosociale.org</em></p>
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		<title>Correani: il paese ha tanta voglia di cambiamento</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 10:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>via mail</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <em>Luca Centini</em>, <strong>il Tirreno</strong></p>
<p><img class="framed-image" style="margin-top: 4px; margin-right: 6px; margin-bottom: 4px; float: left;" title="VPA" src="http://www.pranzosociale.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/logo-grigio.png" alt="VPA" width="200" height="201" /></p>
<p style="text-align: justify;">«Il mio miglior pregio? Saper ascoltare. Farò lo stesso con i miei cittadini». Parola di Massimo Correani, il candidato sindaco della lista “Vivere Porto Azzurro” in corsa per le prossime elezioni amministrative. Correani, che di professione fa il biologo, ha deciso di scendere in campo con l’obiettivo di riavvicinare i cittadini alla politica. «Ci stiamo rendendo conto che in paese si respira un’aria diversa – spiega – rendere più partecipe la cittadinanza è il primo, più immediato, obiettivo che mi pongo. Anche perché, qualora vincessimo le elezioni, dovremo prendere delle scelte».<br /><strong>Scelte che spesso, per chi amministra, si dimostrano impopolari.</strong><br />«Ed è proprio per questo motivo che la condivisione da parte dei cittadini sarà fondamentale. Sono un tecnico prestato alla politica. Non faccio promesse, anche perché fino a quando non apriremo il “cassetto” dell’amministrazione uscente non saremo sicuri delle risorse finanziarie su cui potremo contare. Le voci parlano di una situazione finanziaria complicata, ma non ci sono certezze. Attendiamo di avere un quadro più chiaro, intanto abbiamo già messo in campo parecchie idee su come rilanciare Porto Azzurro». <span id="more-1456"></span><br /><strong>Da cosa intende partire?</strong><br />«Siamo già partiti incontrando le attività produttive presenti sul territorio, con le quali intendiamo sviluppare rinnovate sinergie. Ma è chiaro che il polmone dell’economia locale continuerà ad essere il porto. Al momento non si capisce bene quale sia la vera anima dell’approdo, se quella turistica o commerciale. Immaginiamo un piano del porto ben definito, che potremo attuare solo mettendoci al tavolo con Toremar, le attività legate al porto, i proprietari dei posti barca e i pescatori. Non dobbiamo dimenticare che sono state raccolte 820 firme per il ripristino del collegamento tra Piombino e Porto Azzurro, la continuità territoriale è un problema sensibile, per il quale la futura amministrazione si dovrà impegnare».<br /><strong>Su quali aspetti Porto Azzurro necessita di cambiamenti?</strong><br />«Basta guardare altre realtà per rendersi conto che, incredibile ma vero, Porto Azzurro non dispone di un pannello fotovoltaico che è uno. Non c’è una pala eolica, neanche di piccole dimensioni. E non è l’unico aspetto. Non c’è un sentiero naturalistico su tutto il territorio, quando invece &#8211; a mio parere &#8211; il turismo necessita deve essere differenziato, puntando anche sull’agricoltura, ristorazione e sentieristica. Ma se mi metto ad elencare i problemi&#8230;».<br /><strong>Mi dica almeno quello più evidente.</strong><br />«La viabilità. È un tallone d’Achille per un paese come Porto Azzurro. Dobbiamo dare modo ai nostri visitatori di parcheggiare da qualche parte. Su questo fronte ci siamo già mossi: abbiamo individuato già due aree, con i proprietari di terreni che sarebbero disposti a concederci lo spazio».<br /><strong>Cosa farà per le famiglie?</strong><br />«Anche in questo caso il punto di partenza è l’ascolto. L’obiettivo è instaurare una rete di solidarietà che, in molti casi, serve a risolvere i problemi e a costi bassi. Il sociale è un aspetto su cui ci concentreremo. Le barriere architettoniche sono una criticità enorme a Porto Azzurro, rischiano di compromettere quanto di buono può portare la residenza per disabili dei Sassi Turchini».</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Luca Centini</strong></em></p>
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