Incontrare questo album su Jamendo è stata un bella sorpresa. Gli After Work -Fabrizio Cassarà (tenor sax), Claudio Guarcello (piano), Marco Ferrigno (double-bass), Fabrizio Pezzino (drums)- sono un gruppo che l’Elba conosce bene essendosi esibiti due anni fa durante il Mediterrano Jazz Festival (2010).
«In “After Work” sento una sincerità ed un’immediatezza nell’esprimere e trasmettere emozioni provenienti dal profondo mondo interiore di ciascuno di questi straordinari musicisti. Senza ipertecnicismo, senza clonazioni di sorta, le quattro voci raccontano insieme il loro desiderio di essere liberi, e di fare ciò a cui attribuiscono significato e valore: senno e fantasia racchiusi, brano dopo brano, in miracolose verità.»
Salvatore Bonafede (on Jamendo)
Nove fantastici brani rilasciati con licenza CC per un album da mettere senza dubbio tra i preferiti. Buon ascolto.

Un doppio album realizzato da trenta musicisti, quindici maliensi e quindici francesi. Una collaborazione musicale e culturale.
Genere: Hip-Hop, African
Etichetta: Altermusique
Sito web:
http://angata.lessazo.org/
Narciso Gonzàlez, Javier Alcántara, Pablo Romero, Pepin Muñoz.
Genere: Jazz – Nujazz
Etichetta: Badejazz
http://www.badejazz.es/
MySpace:
http://www.myspace.com/javieralcantara
Un album realizzato tutto in un solo giorno. Piacevole, semplice. Solo voce e chitarra, il minimo indispensabile.
Genere: Folk
Etichetta: Indie
Sito web:
http://jennymayhem.tumblr.com/
MySpace:
http://www.myspace.com/jennymayhem
Altri album:
http://jennymayhem.bandcamp.com/
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La Buick Limited ci attende sotto casa per portarci al Supper Club Jazz & Swing, un graziosissimo locale alla moda. Lì uomini eleganti fanno sfoggio di portasigarette in oro e argento e donne bellissime si muovono sinuose, fasciate in abiti lunghi da sirena e guanti sopra al gomito. La musica ci accoglie effervescente, la sentiamo dal marciapiede dove i tacchi delle signore suonano il loro affascinante accompagnamento. L’ingresso è dorato e carico di specchi lavorati, punti di luce gialla piovono dagli angoli alti per condurci verso l’atmosfera deliziosa e fumosa della sala da ballo. I tavolini rotondi, vestiti di seta scura, fanno da piattaforma a conversazioni intime punteggiate di sorrisi dipinti in rosso, allo sbattere sapiente di ciglia. Candele rosse si accendono ovunque come stelle nell’oscurità, rendendo gli sguardi ancora più languidi e furtivi. Sul palco, le spazzole viaggiano che è un piacere assieme al piano, accompagnando la voce sussurrata e insinuante della primadonna. Il jazz si snoda setoso e cremoso, senza eccessi, sottofondo perfetto. “The Miss amp the Man” ci fa scivolare senza scossoni in un film in bianco e nero vagamente inquietante, complice una chitarra distorta al punto giusto e dissonanze volute alla Thelonius Monk. Qualche brace nervosa scintilla nel buio complice che avvolge il pubblico, lucciola incandescente sprigionata ad intermittenza da sigarette infilate in lunghi bocchini d’avorio. Siamo in un classico “noir” anni ’40. [ LEGGI ARTICOLO INTERO ]
Un artista decisamente non facile da decifrare,nè da collocare in un genere specifico. Alterna e/o miscela le sonorità ruvide del rock più puro a contaminazioni tra le più disparate: jazz, afro, celtico, glam, country e folk, con una mano tesa verso il pop-rock e un occhio puntato in direzione delle chitarre gitane (non facili da individuare ad un primo ascolto, e nemmeno al secondo).
Il tutto tenuto insieme da un cuore fortemente blues,reso in modo moderno e mai banale. Affascinante, poetico e intrigante negli arrangiamenti ricchissimi e particolarmente curati, lega tutto con una voce bassa e roca da bluesman consumato, avvolgente e mai eccessiva. Che sia intimista o sfacciato, che scivoli in un ascolto “di nicchia” o getti l’orecchio a ritmiche più commerciali, resta sempre preziosamente attento ai particolari, piccole briciole di pane da scoprire e seguire mentre ci si addentra nella foresta della “sua” musica. Perchè è questo che fa questo artista così ricco di sfaccettature: ti invita a seguirlo nel suo mondo con gentile delicatezza, risvegliando immagini oniriche e vagamente inquietanti, a cavallo tra David Lynch e Tim Burton. [ LEGGI ARTICOLO INTERO ]
L’eleganza delle Flores Negras è innegabile.
Un intreccio di voci preciso e ineccepibile, che avvolge con la sensualità impalpabile della seta e gratifica i sensi. Talmente perfette e cariche di sonorità da potersi permettere il lusso di cantare anche senza alcun supporto strumentale. Semplicemente magnifiche.
Tredici tracce di sublime incanto e magia, quattro voci fatte di poesia quasi angelica e alchimia pura. Unico difetto la scarsità di produzione disponibile su Jamendo.
Questa dolcissima catena di voci crea una sorta di fame atavica per le orecchie, destinata a rimanere – si spera per poco – insoddisfatta. Fascinose come dive ma non irraggiungibili, maestose senza essere glaciali, catapultano l’ascoltatore nel passato senza mai fargli percepire odore di naftalina. Calde e avvolgenti come il sole del Sud, un vero toccasana per l’anima.
Se non le avete ancora scoperte, consiglio di farlo adesso per non perdere un gran bel pezzo di buona musica…
Ivorycronos
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